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Accompagnamento alla separazione

Coppia: accompagnamento alla separazione

Ci vuole un tempo per costruire un legame, un progetto, una casa, ed un tempo per lasciare tutte queste appartenenze.

Spesso però, lasciare andare è difficile e doloroso, soprattutto quando la separazione non si sente di sceglierla ma di subirla. Così le “uscite di casa” diventano veloci e male organizzate, una fuga. Altre volte invece vengono rimandate nella speranza che nel frattempo succeda qualcosa, che l’altro cambi. Ma ciò che accade è evitare l’altro o incontrarlo solo in una modalità conflittuale.

I figli, primi spettatori di questi scenari, imparano così che comunicare vuol dire litigare, e allora meglio non farlo, meglio non parlare. E questo diventa un modello per i figli, con cui prima o poi nella vita dovranno fare i conti.

La separazione può diventare una battaglia dove tutto è lecito e dove alla fine ci sarà un genitore che vince ed uno che perde, uno buono ed uno cattivo, uno premiato ed uno punito.

In questi casi, la presenza di un terzo neutrale, di un professionista, può essere d’aiuto per la riorganizzazione delle relazioni familiari in vista od in seguito ad una separazione.

Lo psicologo, nella garanzia del segreto professionale e in autonomia dall’ambito giudiziario, si adopera affinché i partner elaborino un programma di separazione soddisfacente per sé e per i figli, in cui possano esercitare la comune responsabilità genitoriale (affido condiviso o prevalente, quote di tempo dei figli con i genitori, mantenimento e divisioni di beni).

L’esperienza di separazione è sempre carica di significati dolorosi, che riguardano una sconfitta, una perdita, un fallimento. Ha la stessa potenza di un lutto. Le perdite sono sempre molteplici e vanno a investire una complessità di riferimenti importanti: il progetto affettivo, la definizione di sé e dell’altro, l’identità sociale, la propria casa.

La confusione e lo smarrimento diventano i compagni fedeli e sgraditi di questo momento, facendo perdere di vista i probi reali bisogni e soprattutto quelli dei figli, che devono essere ascoltati e coinvolti in un processo di cambiamento che li vede inevitabilmente coprotagonisti.

Dovere della coppia in crisi è dunque chiedere aiuto per non perdere di vista i figli nel conflitto e per non farsi troppo male.

Certo è difficile unirsi per dividersi, eppure è l’unico modo per preservare gli elementi di continuità che permangono anche quando tutto sembra ormai finito.

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